CAGLIARI, MARTEDÌ 30 GIUGNO 2015 | NOTIZIARIO DELL'ASSOCIAZIONE CRESIA

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DAL CANTICO DI SAN FRANCESCO ALLA PREGHIERA/POESIA

Scrive Raniero La Valle in questo commento come que­sta enci­clica rap­pre­senti un salto di qua­lità nella rifles­sione sull’ambiente, perché apre una seconda fase nella ela­bo­ra­zione del discorso eco­lo­gico, così come accadde nel costi­tu­zio­na­li­smo quando dalla prima gene­ra­zione dei diritti, quelli rela­tivi alle libertà civili e poli­ti­che, si passò alla con­si­de­ra­zione dei diritti di seconda e terza gene­ra­zione, sociali, eco­no­mici, ambien­tali, e cam­biò il con­cetto stesso di democrazia. Papa Fran­ce­sco non si limita a dram­ma­tiz­zare alcuni segni visi­bili di inqui­na­mento e di degrado, ma arriva a lamen­tare che la deser­ti­fi­ca­zione delle terre del Sud cau­sata dal vec­chio colo­nia­li­smo e dalle nuove mul­ti­na­zio­nali, è stata tale da pro­vo­care migra­zioni di ani­mali e vege­tali neces­sari al nutri­mento, costringe all’esodo anche le popo­la­zioni ivi resi­denti ed è causa dei flussi di rifugiati che oggi attraversano pericolosamente il Mediterraneo.

di RANIERO LA VALLE - 20/06/2015

 

ENZO BIANCHI: NELL’ENCICLICA LA LEZIONE SINODALE DI PAPA FRANCESCO

Nel testo del documento “Laudato sì” si ritrova un autentico respiro cattolico, ecumenico e capace di riconoscere la ricerca e la sapienza delle genti della terra. Papa Francesco non poteva certo citare tutte le “sapienze” plurali e diverse dell’estremo oriente, ma l’inedita apertura a voci non cattoliche nel magistero alto di un’enciclica è avvenuta, segno di come oggi la Chiesa di questo papa metta in pratica quella ricerca comune e quell’ascolto che il concilio aveva indicato come uno dei “segni dei tempi”. Il Pontefice fa emergere due esigenze che possono essere ritenute gli assi portanti dell’enciclica: CONSAPEVOLEZZA E RESPONSABILITÀ. Consapevolezza della situazione-limite in cui i nostri comportamenti – individuali, collettivi, politici, economici – hanno condotto “nostra madre terra”; consapevolezza, anche, della spirale perversa avviata dalla “tecnologia che, legata alla finanza, pretende di essere l’unica soluzione dei problemi”. E responsabilità: verso il bene comune, innanzitutto; verso le creazione che è stata affidata all’essere umano “perché la coltivasse e la custodisse”. Non quindi perché la dominasse da padrone assoluto, ma la gestisse da “amministratore responsabile”. Il commento che il Priore del Monastero di Bose, Enzo Banchi, ha fatto conoscere all’opinione pubblica lo potrete leggere integralmente cliccando sul titolo di quest’articolo.

di ENZO BIANCHI - 20/06/2015

 

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