CAGLIARI, MARTEDÌ 21 MAGGIO 2013 | NOTIZIARIO DELL'ASSOCIAZIONE CRESIA
La popolarità di papa Francesco è dovuta in buona misura a questo stile di predicazione e alla facile, diffusa fortuna che hanno i concetti su cui egli più insiste – la misericordia, il perdono, i poveri, le "periferie" – visti riflessi nei suoi gesti e nella sua stessa persona.
È una popolarità che fa velo alle altre cose più scomode che egli pure non manca di dire – ad esempio con i suoi frequenti richiami al diavolo – e che dette da altri scatenerebbero critiche, mentre a lui si perdonano. D’altra parte la soavità con cui egli sa dire le verità anche più scomode agevola questa benevolenza. Sono queste alcune delle osservazioni del giornalista Sandro Magister sull’oratoria di Papa Bergoglio che va conquistando tanta simpatia fra i fedeli. Leggere quest’articolo aiuta a meglio conoscere e ad apprezzare la figura di questo Pontefice.
La Costituzione conciliare sulla Chiesa nel mondo contemporaneo,"Gaudium et Spes", chiede a tutti i christifideles (chierici e laici) di saper leggere e decifrare i segni del tempo, di quel nuovo che emerge nella nostra società. Queste riflessioni della comunità di Verbania “Fine Settimana” ne propone diversi sui quali i nostri lettori potranno trovare utili ed interessanti motivi di riflessione. Ad iniziare dalla formazione dei presbiteri, la cui identità non deve fondarsi nel mettersi su di un piedistallo, ma occorre farla nascere da una fraternità condivisa; per ritrovare ancora dei valori condivisi e diffusi di solidarietà e di sussidiarietà in un momento in cui mancanza di lavoro e povertà vanno minando la stessa unità delle famiglie. Per giungere ad affrettare che si compia il passaggio da una Chiesa “per i poveri” ad una Chiesa “dei poveri”, il che – come precisano gli autori – è cosa ben diversa. Buona lettura, quindi, di quanto potrete anche leggere sul sito www.viandanti.org
di Comunità "Fine Settimana" di Verbania - 01/05/2013
di redazione cresia - 17/02/2011
Un lettore ci scrive per avere notizie di don Michele Piras: cosa ne sappiamo noi e se si trovi ancora in attesa d'essere ordinato sacerdote. L’abbiamo raggiunto per telefono a Mandas. Qui svolge il suo ministero di diacono, in aiuto al parroco, come fosse un viceparroco. Non può celebrare messa né confessare,ma fa tutto il resto: distribuisce la comunione, guida i canti, anima l’oratorio e il catechismo dei ragazzi, visita i malati, predica nella domenica e nelle feste. Lo chiamano a predicare anche in occasione delle feste dei santi dei paesi vicini. E ci sembra lo faccia con immenso piacere, nonostante la malinconia di continuare a vedere ritardata, da ormai tre anni, la propria ordinazione sacerdotale.
E’ forse opportuno spiegare, per chi non conosce don Michele, o ne abbia sentito solo vagamente parlare, chi egli sia e cosa gli sia successo. Perché negli ultimi mesi il popolo cristiano di Cagliari e i media si siano interessati della vicenda di questo ‘giovane diacono’ di cui gran parte dell’opinione pubblica, e dello stesso laicato cristiano, non conosceva neanche il nome.
La sua emersione alla cronaca è avvenuta in coincidenza della rimozione dalla parrocchia di Sant’Eulalia del suo popolare parroco, don Mario Cugusi, e della reazione dei fedeli alla provocazione rivolta loro dall’arcivescovo di Cagliari mons. Giuseppe Mani, il 17 luglio 2010. Su tutti questi fatti è disponibile un lungo resoconto di Gianfranco Murtas nel sito www.vitobiolchini.it, riportato anche nella rubrica qui accanto.
Neanche a noi sarà sufficiente un solo articolo per presentare la vicenda di don Michele Piras, quella che ha rivelato anche a chi era esterno al clero cagliaritano delle situazioni di preoccupante gravità e, conseguentemente, ha dato inizio alla presa di coscienza dei laici impegnati in Cresia
Don Michele è nato nel 1983 a Cagliari e, fin da piccolo, ha abitato nel quartiere di Sant’Elia. A partire dagli undici anni ha frequentato il seminario diocesano nei suoi vari passaggi, concludendo nella nostra facoltà teologica i dodici anni che lo hanno preparato al sacerdozio. Nel dicembre del 2007 è stato ordinato diacono, sei mesi innanzi alla data in cui, con i suoi compagni di corso, avrebbe raggiunto la tanto attesa meta sacerdotale. Intanto perfezionava i propri studi di teologia liturgica presso una facoltà di Roma, ottenendo ospitalità, in cambio della collaborazione al ministero, presso la parrocchia di San Pio X alla Balduina. E’ qui che egli ha assistito a degli atti che il settimanale diocesano “Il Portico” ha definito (ovviamente contestandone la veridicità) nei termini di “una relazione omosessuale di un prelato romano”, ma che, in realtà, riguarderebbero il parroco e un giovane rumeno di cui lui, consigliato da autorevoli presuli e dal proprio padre spirituale, ha dato notizia scritta al Cardinale Vicario di Roma e ne ha parlato al proprio Arcivescovo, che in quella parrocchia l’aveva inviato.
Come conseguenza, don Michele Piras si è visto rifiutata l’ordinazione sacerdotale da parte dell’arcivescovo monsignor Mani, nonostante che la Congregazione del clero, il 27 febbraio 2010, avesse ‘invitato’, cioè ingiunto, all’Arcivescovo di Cagliari di ordinarlo sacerdote. La motivazione della ‘disubbidienza’ di mons. Giuseppe Mani nei confronti dell’organismo della Curia Vaticana è stata messa in piedi – per quanto è parso evidente, ma senza prova documentaria - dallo stesso presule mentre maturava la sua sconfitta a Roma, attraverso la denuncia per diffamazione rivolta da don Paolo Tammi, parroco alla Balduina, nei confronti del chierico sardo.
Poiché il documento della diffamazione sarebbe costituita dalla lettera al Cardinale Vicario, la sede del processo è il Tribunale ecclesiastico di Roma, presieduto da monsignor Gianfranco Bella, grande amico di monsignor Giuseppe Mani, che nella diocesi romana ha trascorso parte preponderante del proprio ministero sacerdotale, prima quale direttore spirituale e poi come rettore del seminario e infine come vescovo ausiliario dei cardinali Poletti e Ruini.
Il processo ecclesiastico contro don Michele Piras ha avuto inizio nella scorsa primavera, ma le pressioni provenienti dall’Arcivescovo di Cagliari nei confronti del diacono percorrono tutti i due anni precedenti, accompagnati dal rifiuto dell’ordinazione sacerdotale se il diacono non avesse ritrattato. Ma il giovane continuava a insistere , senza impaurirsi. Ha insistito, non senza una sua logica argomentativa: “Non posso negare di avere visto quello che in verità ho visto! Se io ritrattassi quella che, dal primo momento, ho considerato la verità di cui sono stato testimone, Lei avrebbe ragione a non ordinarmi!”.
A questo punto è il caso di chiederci, noi e chi ci legge: perché mons. Giuseppe Mani era così interessato a difendere l’onore del parroco romano, tanto da immischiarsi in una vicenda che lo metteva sulla bocca, non solo del proprio clero, ma di tutto l’episcopato sardo? Necessariamente dobbiamo procedere per ipotesi, partendo dalle notizie certe.
Don Paolo Tammi è ben conosciuto nella diocesi di Cagliari. Neanche due anni orsono ha predicato gli esercizi spirituali ai seminaristi, ha tenuto conferenze sul tema dell’adolescenza, è stato anche lo scorso anno ospite dell’Arcivescovo in occasione della festa dell’Assunta. Allievo di monsignor Mani presso il seminario romano, lo ha sempre considerato suo maestro e guida. Alla fine del 2009, anno che papa Ratzinger aveva indicato quale anno sacerdotale, il Tammi ha pubblicato un libretto – intervista “Da che palpito viene la predica”(edizioni Paoline), alla cui presentazione parlarono sia il cardinale Ruini che il direttore della Rai. Viene chiamato abbastanza spesso in televisione quale esperto di problemi religiosi. E’ un sacerdote di sicuro successo e dalla carriera indirizzata all’episcopato. Voci di fonte clericale – prima che scoppiasse la bagarre - davano come probabile la richiesta di Mani di averlo quale suo vescovo coadiutore, cioè con diritto di successione, alla sede di Cagliari. Questo motivo spiegherebbe, secondo le stesse fonti, l’acrimonia verso il giovane chierico cagliaritano e la spavalda esibizione da parte dell’Arcivescovo di una difesa che espone, certo il diacono sardo, ma anche la carriera del prete romano. La partita appare comunque di grande portata. E rivela pure fatti inspiegabili: com’è che una lettera riservata, spedita a un superiore, su temi così gravi – per estirpare i quali, per quanto riguarda l’ambito del clero, il papa Benedetto XVI ha richiesto la collaborazione di tutto il popolo cristiano – diviene la prova di un processo per diffamazione?
Dunque, nella primavera del 2010, mentre Mani non obbedisce alle precise richieste vaticane, parte il processo ecclesiastico e si intensificano i colloqui (interrogatori, diremmo noi nell’ambito civile) e lo scambio di documenti tra le parti. Lo scopo degli amici di Mani, il denunziante e i giudici, è di ottenere una ritrattazione, cioè il riconoscimento da parte del giovane di aver calunniato o di avere sbagliato. Il giovane diacono si trova in grandi difficoltà. Nel caso venisse condannato dal tribunale ecclesiastico rischia la riduzione allo stato laicale, cioè la sua rovina negli ideali e nella continuità di una vita, perché sopravverrebbero il processo civile e quello penale. Viene, poi, a sapere che il giovane rumeno non ammetterà niente. Altri che sanno – soprattutto sacerdoti e laici dell’ambiente della Balduina – non intendono esporsi. I suoi costanti punti di riferimento, cagliaritani e romani, lo seguono con amicizia, ma poco possono fare per il processo. Si affacciano anche nuove solidarietà: sette laici di Cagliari, e tra di essi quattro giornalisti, vengono a conoscenza della sua situazione e, con tante altre annotazioni critiche sulla gestione della Chiesa cagliaritana, ne scrivono alle Congregazioni romane e alla Cei, il 2 giugno 2010.
Arriva la Provvidenza sotto forma di una lettera del Cardinale Vicario di Roma, Agostino Vallini, diretta al responsabile del processo, con la quale, per ordine dell’Autorità Superiore, si sospende temporaneamente il processo intentato da don Paolo Tammi contro don Michele Piras. La data è il 4 giugno 2010. La lettera dei sette è appena arrivata quando l’altra è, per il suo corso, inviata. Tutto è stato bloccato dall’Autorità Superiore a Vallini, che non può essere individuata se non nel Cardinale Bertone o nel Papa. Perché? E’ immaginabile bloccare un processo da parte di un’autorità superiore? E’ permesso?
Sui due ultimi interrogativi si sono mossi nei mesi successivi sia monsignor Giuseppe Mani sia i suoi amici nella Curia Vaticana. L’oggetto delle loro recriminazioni è il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato. La piccola vicenda sarda entra nel conflitto per la grande pulizia nella Chiesa di Cristo.
Dopo un mese e mezzo circa, l’Arcivescovo di Cagliari viene a conoscenza della lettera dei sette laici, il cui referente partecipa del consiglio pastorale di Sant’Eulalia, la comunità di cui Don Mario Cugusi ne è il parroco: va espulso!!! Immediata la decisione, anzi la vendetta: don Cugusi va eliminato!!! Il prezzo che paga l’Arcivescovo Mani è però altissimo. Se pensava di riuscire, facendo esplodere Sant’Eulalia, di non far parlare della situazione complessiva della sua gestione della diocesi, delle sue scelte e dei suoi comportamenti, ottiene tutto il contrario. Per mesi si parla di una sua precoce partenza, nel mentre lui muove tutte le pedine che ha a Roma – di cui ha sempre menato vanto e che ha costantemente brandito di fronte a vescovi e preti in Sardegna - per venire trattenuto a Cagliari altri due anni, vale a dire oltre il compimento del suo ormai prossimo 75° compleanno..
L’uomo è un combattente. Dei sardi non deve avere mai avuto una grande considerazione. Il cardinale Bertone non può fare di più. Il Segretario di Stato vaticano sa bene che un processo ‘temporaneamente sospeso’ giuridicamente non regge.
Lo scorso 18 gennaio 2011, con una nuova lettera al Cardinale Vallini, egli permette la riapertura del processo intentato da don Paolo Tammi, parroco della parrocchia di San Pio X alla Balduina in Roma, contro don Michele Piras, diacono della Chiesa di Cagliari. Presiederà il processo monsignor Gianfranco Bella, amico di monsignor Giuseppe Mani, arcivescovo di Cagliari. A questo punto si re-inizia con gli atti ufficiali e tutto diviene pubblico, anche i nomi finora tenuti riservati per la pubblica opinione. Continueremo a riferirne. (1. continua)
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01/06/2013
dalle 09:00 - COMUNITA' LA COLLINA A SERDIANA
ASSEMBLEA SOCI E AMICI DI "CRESIA" :
L'INCONTRO GIA' PREVISTO PER lSABATO 4 MAGGIO, PER IMPREVISTE ED INSORMONTABILI ESIGENZE ORGANIZZATIVE E' STATO NECESSARIO RINVIARLO A SABATO 1° GIUGNO P.V. SEMPRE A SERDIANA ALLA COMUNITA' DI DON ETTORE CANNAVERA. QUEL PROSSIMO SABATO, QUINDI, DALLE 9.00, CI TROVEREMO AMICI, SIMPATIZZANTI E SOCI DI "CRESIA" PER UN'ASSEMBLEA DI RIFLESSIONI E DI CONFRONTI SULLA SITUAZIONE DELLA CHIESA D'OGGI, OSPITI DELLA COMUNITA' DE LA COLLINA DI DON ETTORE CANNAVERA. RIPRENDENDO COSI' UNA TRADIZIONE CHE HA RISCOSSO FRA DI NOI TANTO SUCCESSO PER IL RAFFORZAMENTO DELLA NOSTRA FEDE E.DEL NOSTRO RUOLO DI LAICI CREDENTI NELLA SOCIETA' D'OGGI.
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AUTORIZZAZIONE TRIBUNALE DI CAGLIARI N. 27 DEL 16.12.2010
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